24 maggio 2018

Campionato italiano middle - postview...

Ci sono delle volte in cui ti sembra di aver fatto una garaccia, e poi alla fine scopri di aver fatto una gran gara. E poi ci sono quelle altre.

Sono salito al Passo Lavazé con un certo timore reverenziale: mi pareva di aver capito che il terreno era molto tecnico, di quelli con forme del terreno appena accennate, fondo infido e alto rischio di ravanamento ad oltranza. Il problema è che ho creduto fino alla fine che fosse così, e invece mica tanto.

Fino alla penultima lanterna, pensavo di essere in una di quelle giornate magiche in cui le gambe filano e le lanterne ti saltano addosso perché tu hai ammaestrato anche le rocce, i torrenti e le radure. Avevo fatto qualche sbavatura, ma proprio poca roba, e mi chiedevo se il podio non fosse un sogno poi così proibito.

Poi fra la terzultima e la penultima ho sentito che mi stava raggiungendo qualcuno e (orrore!) mi sono reso conto che era il Perfido Ruggiero, partito 2 minuti dopo di me. Ma ancora la Consapevolezza ha tardato a farsi spazio nella mia mente, e ho pensato "minchia, deve aver fatto proprio un garone, il bronzo è sicuramente suo". Già che c'ero, ho anche cannato alla grande la penultima, perché prima di vedere il PR avevo notato un enorme cannone della neve, e mi ero chiesto se non fosse quel tondino che vedevo in carta, ma dopo aver visto lui, ho rimosso questa (fondamentale) informazione dalla mia coscienza, e ciao (in seguito ho anche accuratamente evitato di accorgermi che la lanterna a cui ero arrivato per sbaglio, era la mia successiva, cosa che mi avrebbe parecchio aiutato a ridurre la mia perdita di tempo).

A quel punto ero ancora convinto di aver sputtanato al penultimo punto una ottima gara: illuso.

Solo dopo essere arrivato ho constatato con orrore che anche senza l'errorone alla 14 (sui 4' sigh...), sarei arrivato 7°, a 6' da Denny, 5' da Emiliano, e 3' abbondanti da Michele Aus. E che il PR, con il suo "garone", era solo quinto, a qualche secolo dai primi.

Un'attenta disamina tecnica della gara, mi ha permesso di comprendere che se stai correndo una long super tecnica, andare prudente e non fare grossi errori può farti arrivare lontano. Mentre se stai correndo una middle difficile solo nella tua testa (le lanterne sono saltate addosso a TUTTI i concorrenti, perché molte erano piuttosto banali), o corri dall'inizio alla fine con la bava alla bocca, prendendoti qualche bel rischio, o fai la figura del cioccolataio. Come ho fatto io. Aggravata dal fatto che siccome mi ero convinto che era super-tecnica e dovevo stare super-attento, ho fatto alcune scelte super-stupide, che mi hanno portato in sicurezza sulla lanterna, ma mi hanno fatto perdere un sacco di tempo, senza neanche accorgermene.

Tipo:
alla 5: probabilmente sotto la linea rossa ci si metteva di meno, anche se l'attacco era più vago
alla 6: SICURAMENTE arrivato sul sentiero DOVEVO tagliare usando la torretta come faro, non andare su per il sentiero
alla 7: idem, linea rossa anche dopo la strada, pirla
alla 8: era molto meglio andare in là fino al paludone e poi seguire il crinale (o la traccia, se si vedeva)
alla 10: dovevo fare un azimut da 40 metri decente...
alla 11: ok per la forestale, ma solo fino al torrentello, e da lì buttarsi a nord est fino al torrentellino, e da lì ancora fino al sentierino (ma sicuramente un MC avrebbe fatto la scelta mia...)
alla 13: dovevo andare su dritto per il bosco, non fare il bordo del prato, come un M12 qualsiasi
alla 14: non dovevo farmi distrarre da Mario...
alla 16: si doveva rimanere nel bosco praticamente sotto la linea rossa

Mi chiedevo se passare in M40. Forse è meglio se torno in MB.
Ma prima vediamo come va sabato prossimo alla middle di Coppa Italia in Renon, vah.

17 maggio 2018

Campionati Italiani Middle M35 - preview

Sabato si corrono i campionati italiani middle, a Passo Lavazé, un posto bellissimo fra la Val di Fiemme e l'Alto Adige. Saranno gli unici campionati italiani a meno di 9 ore di macchina da casa, e quindi molto probabilmente gli unici che correrò quest'anno. C'erano ottimi motivi per iniziare a rassegnarsi all'idea che gli anni passano, ed iscriversi in M40, ma ce ne erano almeno altrettante per continuare a non contare le primavere (e le estati, e gli autunni, e gli inverni...) e iscriversi ancora in M35. Naturalmente ho scelto la seconda strada.

Quest'anno agli italiani middle in M35 ci saranno due gare. Alla prima sono iscritti in 3: Denny Pagliari, Emiliano Corona e Stefano Maddalena. Difficile dire chi vincerà, anche se il terzo ha una quindicina di anni più degli altri due.

La seconda gara, che incidentalmente si correrà mischiata alla prima, assegnerà anche la medaglia di bronzo agli italiani, dato che S.M. è ticinese. Qui i pretendenti sono molti di più. Una spanna sopra tutti (soprattutto fisicamente) Michele Ausermiller, poi sgomitano Ingemar Neuhauser, Mario Ruggiero, Paolo Mario Grassi, e Michele Fiocca.

Per quanto mi riguarda, mi limito a copiare la dichiarazione di Dominic Thiem prima della partita contro Nadal al recente torneo di Madrid: "Pensare di batterli non è realistico, ma ci proverò".

Vedremo sabato come ha lavorato il tracciatore, intanto possiamo limitarci a dire che il "griglista", per quanto riguarda la seconda gara, è stato quantomeno originale, facendo partire tutti i favoriti uno dietro l'altro, due prima e due dopo Pedrotti (ad esclusione del fiemmese Ausermiller, che il fiemmese "griglista" ha fatto partire prima e dopo due outsider, ma si tratta certamente di un caso...). Ovviamente partire a sandwich fra Ingemar e Mario mi piace un sacco: vedremo se riuscirò ad essere mentalmente all'altezza.

Gli organizzatori hanno prodotto anche un filmato molto carino: godetevelo!


13 maggio 2018

3° Coppa Italia - long - Cansiglio

Correva il giorno non mi ricordo quale, ed era il giorno dopo della sprint a Vittorio Veneto. Dopo una nottata da giovane sul materassino in palestra (ma il mio a confronto con quello del mio vicino era bello cicciotto, e a confronto di quello del vicino del vicino, che dormiva direttamente per terra, non parliamone) ero pronto e desideroso di affrontare quella che il tracciatore nonché Organizzatore Maximo Roland Pin in zona ritrovo dichiarava essere una gara "tecnica tecnica tecnica tecnica", che c'era da ritenersi fortunati se si arrivava al traguardo. Io partivo 4 minuti prima di Ausermiller, che non era una bella cosa. E su di me dalla sera prima gravava una maledizione, ma io me lo ero dimenticato.

Partii bello tranquillo, attaccando in tranquillità dal prato, poi arrivai correttamente in zona punto della 2, ma inspiegabilmente mi misi a cercarla dalla parte sbagliata della dorsale, permettendo ad Aussi di raggiungermi e passarmi. Leggero momento di sbandamento alla 3, poi due secondi posti alla 4 e alla 5, e poi miglior tempo alla lunghissima 6 (nonostante mi feci ingannare dall'inizio dell'asfalto 200 metri prima del dovuto e dovetti avanzare per un po' di più fra i sassi invece che sulla strada come avebbi progettato ex ante), quasi 3' meglio del Fiammazzo, e alla 7 (ma solo 5'' meglio, però visto che lui in salita andava come una moto, benissimo così).

Poi scatenossi la maledizione della Pizzaiola. Non saprei spiegare in altro modo (non in altri modi che mi salvino l'onore, quantomeno) quello che succedette andando alla 8. Uscetti dalla 7 con Aussi nel mirino, ma poi disparve. Io proseguetti verso nord est, e quando era ormai ovvio che non potevo affatto essere sotto la linea rossa, proseguetti convinto convinto riconoscendo tutte le forme del terreno, finché giunto, secondo me, sul sentiero poco sotto il prato nell'angolo della cartina, mi apparve un tornante che non trovai in luogo alcuno. Ivi giunto, invece di fare quieta e ponderata mente locale, mi lasciai bellamente andare nel pallone più totale, e iniziai fra me e me a farneticare sul fatto che probabilmente ero uscito di cartina verso nord, e che correndo verso est sarei giunto al prato di cui sopra. Solo che correndo in quella direzione non vi giunsi affatto e anzi andai vieppiù in tanta mona. Dopo vari tentativi di rilocalizzazione, mi arresi all'evidenza che dovevo essere ad est del prato. E infatti poscia in poco tempo ci arrivai. Sentendomi il più pirla dei pirla fra i pirla. E lì per lì non mi venne neanche in mente la frase della Pizzaiola Stregona: "così domani quando ti perdi di ricorderai di me". Ma è evidente che la colpa era proprio solo sua.

Perché da lì in poi, nonostante i 24 (ventiquattro!! XXIV!! tuentifor!! firundzvanzich!! vantcatr!! vinciquatro!!) minuti di errore in una lanterna sola, sono ripartito come un treno, e in 9 lanterne ho infilato 3 primi, 2 secondi e 2 terzi tempi di tratta. Uscito dalla 8 con 28 minuti dal primo, ho chiuso a poco meno di 23. Che è un'eternità, ma considerando quello che è successo prima, è un mezzo miracolo, dato che di solito dopo una Grandiosa Puttanata ne colleziono varie altre per fargli compagnia. 

Insomma, tutta colpa della strega Pizzaiola, alla quale, sia detto chiaramente, io non avevo fatto nulla. Forse si era invaghita di me e si è sentita respinta. O forse era stata rifiutata dalla FISO veneta per la squadra del Trofeo delle Regioni (dove avrebbe corso in W65 o giù di lì) e si è vendicata con uno a caso.

Peccato, perché la gara era bella bella bella, e io con la carta ci andavo anche d'accordo, al netto delle maledizioni pizzaiole (per dire, alla 12 ho fatto il miglior tempo con 1' sul secondo, alla 13 con 2'10'' sul secondo). Vedremo alla prossima.

PS quando parlo di primi, secondi, ecc. è tutto rigorosamente extracomunitari-free. C'era infatti un certo Ticinese che in tutto ci ha messo 1h19'. Strasigh.


10 maggio 2018

Garda Trentino Trail

Lo scorso fine settimana mi sono dato di nuovo al trail, e confesso anche che per correre il Garda Trentino Trail ho saltato il campionato trentino middle, spianando la strada ad Ausermiller che ha asfaltato la concorrenza, dando 9 minuti al secondo.

Ho corso la gara perfetta, quasi. Sono partito tranquillo, sono andato in progressione nella prima lunga salita, ho recuperato varie posizioni nella salita più severa dopo il lago di Ledro, ho avuto una lievissima crisi in discesa quando dei bambini mi hanno detto che ero 23° mentre ero convinto di essere nei 10, ho recuperato bene nella salita successiva ricominciando a spingere.

Unico piccolo errore, al ristoro a 15 km dalla fine ho deciso che ormai ero quasi arrivato, e non ho mangiato nulla. Errore doppio: perché alla fine mi sono mancate un po' di calorie, e perché sentendomi arrivato ho penato parecchissimo sulle ultime due salite ripide e impreviste (e la penultima era bastarda forte) e ancora di più su 10 km di discesa finali (perché la discesa è meglio della salita, ma non è mica come in bici ...).

A 4 km dalla fine ero in uno di quei momenti di crisi in cui pensi che non arriverai mai in fondo, e in ogni caso non farai mai più una cosa del genere...

Poi come al solito 3 minuti dopo l'arrivo era tutto dimenticato, e ho di nuovo avuto la soddisfazione "letteraria" di andare in "home page" della Rosea con l'articolo sulla gara, che trovate qui


P.S. Chiede un lettore "Ma non c'era la long nel bosco la domenica?" in effetti, mi pare di ricordare qualcosa del genere, fatemi fare mente locale...

1 maggio 2018

2° Coppa Italia - sprint - Vittorio Veneto

Torno ad imbracciare carta e bussola nella specialità a me più congeniale, la sprint. Mancano parecchi italiani, ma c'è lo special guest ticinese Stefano Maddalena, che nonostante sia del 68 (= 50 anni!!) corre ancora in M35, con notevolissimo profitto. 

Dalla cartina non si aspettano mirabilie (Vittorio Veneto, parte nuova, non è San Giminiano), ma la tracciatura di Roland Pin dovrebbe garantire una certa qualità complessiva, e comunque difficilmente si riuscirà a fare peggio di Susegana. 

È una bellissima giornata quasi estiva e io preparo la partenza con un cono alla stracciatella, ed un riscaldamento abbastanza dignitoso.  Poi sono pronto per andare.
Pronti via e sono già primo, con una fulminea entrata in carta che  alla 1 mi proietta in testa a pari merito con Ausermiller. Compagno di trono che mi tolgo di torno già alla seconda, grazie ai 2' abbondanti di errore che di fatto lo tolgono di mezzo una volta per tutte: è l'orienteering, baby 😎


Solo che alla 3 sono 25esimo. In uscita dalla 2 supero quello che partiva 1' prima di me, la mia CPU viene momentaneamente occupata al 23% dalla sua presenza, e lo spazio rimanente non basta ad evitare di infilarmi nella stradina sbagliata: 38'' di errore e 30esimo tempo di tratta su 32 partenti. È l'orienteering, MONA! 😢

Riparto come un assatanato facendo due migliori tempi alla 4 (e forse la scelta migliore era dal sentierino nel giallo) e alla 5, risalendo alla 6° posizione, e sono già pronto per precipitare di nuovo alla 16esima. Già l'idea di passare dalla stradina di mezzo invece che dal sentierino sopra o dalla strada sotto non era delle migliori, ma io sbaglio anche l'esecuzione, e non mi accorgo che a quel punto era comunque mille volte meglio proseguire da sotto. 50'' di errore. 😭😭😭

A quel punto con altre 16 lanterne da giocarsi, di  cui 5 in un parchetto grande uno sputo, e 11 nella parte più facile della mappa, non c'è più granché da fare. Riesco solo a fare 6 migliori tempi di tratta e a non fare più errori significativi, a parte alla 21, dove perdo altri 5'' per non aver visto il sentierino che ci arrivava diritto senza girare intorno all'isolato (e, anche se ho fatto comunque il miglior tempo, era decisamente meglio uscire dalla 16 verso sinistra, per prendere le scalette in entrata alla 17 dalla via più breve).

Quando arrivo al traguardo sono furiosamente furiosissimo per la mia dabbenaggine, e mi scoccia molto rendermi conto che il mio morale migliora notevolmente quando mi rendo conto che alla fine sono comunque sul podio, a 35'' dal marziano Ticinese e a 15'' da Michele Fiocca. Coerenza avrebbe voluto, che se mi sono sentito un orribile pirla per quello che ho fatto, continuassi a sentirmici anche se altri sono stati ancora più pirla di me. E invece...

La giornata si conclude in gloria alla pizzeria Europa, dove la cameriera, vedendo la voracità con cui mi avvento sui pezzi avanzati dalle piccole Cavazzani, mi regala una pizza extra. Lì per lì, non do nessun peso alla sua frase di saluto "così domani quando ti perdi ti ricordi di me", ma è uno degli errori più tragici della mia vita orientistica.


25 aprile 2018

Ultra Trail Via degli Dei

Qualche mese fa sono andato in treno da Bologna a Firenze, e nei tunnel dell'Alta Velocità il contachilometri in carrozza segnava 180 km/h. L'ultra trail Via degli Dei parte da Bologna e arriva a Fiesole, che non è molto lontano da Firenze, però io a piedi andavo un po' più piano (in compenso, è vero che ho bevuto parecchio, ma non ho disseccato sorgenti e torrenti, come invece pare proprio aver fatto lo scavo di quei tunnel).

125 km e 5000 metri di dislivello o giù di lì, una gara "veloce", nel suo genere, che vuol dire che nel caso in cui tu voglia considerarti qualcosa che assomiglia vagamente ad un atleta, devi correre per un sacco di km, perché di salita dove camminare senza sentirti un po' in colpa non ce n'è moltissima (beh, in proporzione ai km complessivi...).

Partenza a mezzanotte da Bologna, e nelle ore precedenti gli organizzatori possono ben mettere su i Queen, la colonna sonora di Rocky, e qualsiasi altra canzone da battaglia, ma negli occhi della maggior parte di quelli che vedi lì in palestra, c'è scritto che una parte consistente del loro cervello vorrebbe andare a dormire. E oltretutto probabilmente è la parte sana.

Poi si parte e non ci pensi più, che adesso c'è da pensare a mettere un passo davanti all'altro, possibilmente correndo. Io sono alla mia seconda partecipazione e so bene che non è il caso di fare troppo i fighi sfrecciando nel centro di Bologna o aggredendo gli scalini di San Luca come fosse una cronoscalata, perché la gara è lunga, lunga, lunga. Il sentiero lungo il Reno di notte sembra una jungla, e con il fango (e il rincoglionimento notturno) ti viene il dubbio che possano anche saltare fuori i coccodrilli, ma invece loro non ci sono. Ci sono invece atleti da superare, e altri che superano te, e altri ancora che ti superano come ti stessero doppiando, ma poi li ripassi e non li vedrai mai più: l'esperienza nei trail aiuta parecchio. Anche ad imparare che è molto consigliato fermarsi a TUTTI i ristori, anche quando ti sembra di non avere ancora fame o di non avere abbastanza sete.

A proposito di fame, gli amici da cui sono stato a cena mi hanno preparato 200 grammi di pasta con più o meno altrettanti di ragù. Pasto altamente consigliabile prima di una gara lunghissima, solo che magari era meglio se non li mangiavo proprio tutti, dato che il mio ultimo ruttino al ragù sarà poco prima di metà gara.

I chilometri passano e la notta fortunatamente invecchia. Correre al buio è suggestivo, le stelle sono brillanti, il tempo a volte passa un po' più veloce che di giorno, ma la notte è fatta per dormire, non ci sono santi. Inaspettatamente però la più grossa botta di sonno (e i conseguenti inevitabili pensieri "cosa ci faccio qui? voglio ritirarmi - non voglio correre mai più - vorrei non averlo mai fatto - ecc ecc ecc") mi arriva all'alba, quando il sole spunta dalle colline e Norberto, il compagno di strada con cui siamo in sodalizio dal 20esimo km, si entusiasma perché il suo lettore mp3 gli propone con tempismo perfetto "all'alba vincerò, vinceròòòòòò, viiiinceeeeròòòòòòòòòò!". Io fra le pale eoliche prima della Madonna dei Fornelli mi accontento di non cadere addormentato, interrogandomi al contempo sulle competenze culinarie della Madre di Gesù, di cui non avevo mai sentito parlare.

Passato il Grande Sonno è ora di pensare alla "base vita" di Monte di Fo': il nome suona un po' ridicolo, dato che in lontananza si sente il rumore dell'autostrada e non siamo esattamente fra le montagne del Tor, ma volendo si può farsi una doccia, mangiare e ripartire freschi come le rose, o almeno un po' più di prima. Il nostro tandem però non ha bisogno di un pit-stop particolarmente lungo, stiamo entrambi benone, e ripartiamo in breve recuperando anche qualche posizione. Mancano ancora 55 km all'arrivo, ma sapere che siamo ben oltre la metà fa benissimo al morale, così come sapere ormai alle spalle il passo della Futa, e con lui la maggior parte del dislivello.

Meno bene al morale fa la consapevolezza di avere davanti ancora l'interminabile discesa da Monte Gazzaro, i 10 km di quasi piattone fino a San Piero a Sieve e, soprattutto, la salita di Monte Senario, che dall'anno scorso infesta i miei incubi (beh, dai, non esageriamo). 

Fortunatamente l'improvvisato tandem regge, in discesa imprechiamo a turno contro la sua lunghezza, sul piattone (dove sto per cedere io) imploro Norberto di raccontarmi la storia della sua vita, nella salita verso Monte Senario (dove sta per cedere lui) lo rianimo tenendo il suo passo e sparando un sacco di minchiate per distrarlo. Fra le minchiate ci sono anche quelle di un "collega" della corta, che dice al suo compagno di viaggio che ci sono delle persone "che non meritano di vivere", fra cui ad esempio quelle che il giorno prima gli hanno rotto i vetri della macchina, senza neanche rubare qualcosa. Mi permetto di fargli notare che la pena di morte per l'effrazione dei finestrini mi pare un po' eccessiva, ma lui giura che se si trovasse davanti il "criminale", non esiterebbe a sparargli. Trovo incomprensibile che uno così incazzato con il mondo apprezzi la corsa in montagna, e che la corsa in montagna non lo aiuti ad essere un po' meno incazzato con il mondo, ma proseguiamo.

La cima di Monte Senario sembra non arrivare mai, dato che il convento che ci sta appollaiato si rifiuta di mostrarsi fino a che non ci sei praticamente arrivato, in compenso quando finalmente ci sei è un gran bel momento, perché in pratica certifica che a Fiesole in qualche maniera a quel punto ci arriveremo di sicuro. Mancano ancora una quindicina di km, per lo più in discesa, e anche se le gambe, dopo 110 km, di far discesa non ne sono esattamente entusiaste, sappiamo che ormai ce la possiamo farcela. 

Il tracciato da lì alla fine non è molto bello (molto meglio quello dell'anno scorso) e le 3 rampe in discesa su asfalto condannano a morte le ultime fibre intatte dei miei quadricipiti, ma ormai è fatta, le case di Fiesole sono sempre più vicine, i "dentini" dell'altimetria stanno finendo, e sti benedetti Dei stanno stanno arrivando a casetta loro.

Dopo l'ultima salitella gentile entriamo finalmente in paese, alle calcagna di quella che scopriremo essere la prima donna, e nel teatro romano, oltre al tanto agognato striscione di arrivo, c'è ad aspettarci la Sindaca di Fiesole, con tanto di fascia tricolore, pronta a metterci al collo la medaglia di finsher. 

Io continuo a pensare che apprezzerei molto di più una qualsiasi fattispecie commestibile, ma pazienza: ce l'abbiamo fatta! :-) 



8 aprile 2018

1° Coppa Italia - middle - Montello

Dopo una piacevolissima serata trascorsa con Lucia, Chiara, e un altro ragazzo del Nirvana di cui non ricordo il nome, la domenica è finalmente tempo di orienteering nel bosco. Temo parecchio la carta del Montello, ma come al solito fantastico di avere possibilità di podio.

Arrivo in partenza benedicendo il "warm up", quell'assaggio di mappa che di danno in qualche gara, (che si potrebbe benissimo chiamare "riscaldamento"...), che ti permette di capire di che morte morirai, facendoti vedere come ha lavorato il cartografo e che tipo di bosco troverai in gara. Al primo punto del warm up sono già mezzo perso, ma ho il tempo per raccapezzarmi un po' e partire non completamente in balia della carta. 

Questo non mi permette di fare la scelta migliore per la 1, che ci arrivava praticamente restando sempre su sentiero, però in tutta la gara non farò neanche uno dei miei leggendari svarioni. Magari non sarò sempre velocissimo, magari non farò sempre la scelta migliore, ma non penso neanche per un minuto "sono il peggior orientista del globo" in seguito a scellerati smarrimenti e fortunosi ritrovamenti. Ad essere sinceri, la carta aiutava parecchio, dato che ho corso quasi tutta la gara sui sentieri, visto che allontanarsene avrebbe significato sfracellarsi fra le spine. Il che non depone molto a favore della "lochescion", sicuramente suggestiva, ma tecnicamente non all'altezza di una coppa Italia, a detta anche di molti altri.

Vi risparmierò quindi la descrizione punto per punto (limitandomi ad accennare al fatto che alla 3 sono finito in un posto diverso dal previsto, ma mi sono ritrovato velocemente; che dalla 5 alla 6 ho preferito fare il giro del mondo piuttosto che sbrandellarmi la pelle fra le spine, ma evidentemente c'era un tunnel che non ho visto; che per la 7 quelli forti sono risaliti dal canalone che partiva a sud del roccione e sono poi scesi dall'altra senza doversi calare in corda doppia come ho fatto io).

È stato decisamente più interessane il dopogara, che merita una telecronaca per punti salienti.


mio arrivo - Stegal si entusiasma dandomi 1° con 6'' di vantaggio su Max Bianchi (che era davanti alla penultima, ma ha fatto un giretto sul sentiero invece di tagliare su verso la 10, come tutti).

arrivo di Denny Pagliari - Stegal di entusiasma di nuovo, dicendo che Denny è 2'' dietro Massimo, e io penso che sono un mito e appenderò le scarpe al chiodo dopo un risultato del genere. È evidente che per finirmi dietro deve avere fatto un errore clamoroso, ma "that's orienteering, baby"

due parole con Denny - scopro che ha perso 10' (dieci-minuti!) perché  una volta arrivato alla 3 si è reso conto che era senza brichetto, ed è tornato quasi fino alla 2 per cercarlo, trovandolo dove si ricordava di essere quasi caduto appendendosi ad un alberello. Se ciononostante gli ho dato solo 8'', forse non sono esattamente un mito.

arrivo di Ingemar - lo vedo arrivare all'ultima lanterna, anche lui facendo la scelta insana di Max. Gongolo pensando a quanti secondi avrà perso, solo che quando arriva viene fuori che mi ha dato 2 minuti e mezzo, quindi quei 9'' non sono molto rilevanti. Vabbeh, sono sempre secondo.

arrivo di Michele Ausermiller - è uno di quelli che pensavo potessero andare bene, ma quando scopro che mi ha dato quasi 8 (otto!) minuti, ci rimango maluccio. Vero, sono ancora sul podio e non c'è più nessuno che può arrivare a portarmi via il terzo posto, ma 8 (otto!) minuti sono una eternità. Sigh.

arrivo di Christine Kirchlechner - corre in donne elite, che hanno il nostro stesso percorso e lei di minuti me ne dà addirittura 9 (nove!). Ok che ha fatto vari mondiali, ma nell'ultimo anno si è allenata la metà di quanto mi sono allenato io. Strasigh.

Credo sia la prima volta in vita mia che salgo depresso su un podio. È ben vero che se non ci fossi neanche salito, sarei stato più depresso ancora, e che questa volta non mi è neanche venuta in mente la "maledizione del week-end", quella che fino all'anno scorso mi aveva SEMPRE condannato, nei fine settimane di due gare, a farne almeno una da c***, però di strada ce n'è da fare proprio ancora tanta. E sarebbe anche il caso che io la facessi con una carta e una bussola in mano, dato che il problema non sono le gambe. 
Perché è vero che ultimamente mi dedico spesso al trail, ma questo è di gran lunga il mio gioco preferito!